HOTEL DEI TRULLI

Realizzato con fondi della Cassa per il Mezzogiorno come Borgata per accogliere i cittadini espropriati delle abitazioni a trullo di Via Monte Nero, inizialmente prevista in Contrada Bosco Selva in agro di Alberobello (secondo il modello dell’operazione compiuta ai Sassi di Matera), diviene il primo “albergo diffuso” gestito dall’Ente Provinciale del Turismo. Progettato dall’architetto Nicola Sorgente nel 1952, realizzato sotto la direzione lavori dell’ingegner Nicola Agrusti a partire dal 1953, il villaggio è caratterizzato da cinque tipologie di casette unifamiliari nelle quali predomina il tipico elemento a trullo cardine della nuova composizione planimetricamente articolata con gli ambienti secondari coperti a solaio. Sorgente quindi riformula l’aggregato pluricellulare tipico di Alberobello secondo i principi della nuova architettura coniugando l’interesse per le forme della tradizione costruttiva alle nuove tecniche costruttive e ai nuovi materiali, assecondando il dibattito nazionale sull’architettura vernacolare promosso dalla ricerca di uno “stile nazionale”, ma anche dall’interesse etnografico e antropologico suscitato dagli studi e dalle mostre sulle abitazioni rurali dei primi anni del Novecento, che porteranno, alla fine degli anni Trenta del Novecento, all’inizio delle ricerche del CNR sulla casa rurale in Italia. Nella conversione in albergo, il “villaggio”, chiuso da una recinzione, separato dal tessuto urbano, si arricchisce di valori paesaggistici con la sistemazione del verde mediante la piantumazione di alberi di alto fusto, realizzazione di aiuole che separano gli appartamenti e la trasformazione delle strade tra le “casette”, pavimentate in basole calcaree. Ulteriori lavori di adeguamento finalizzate all’implementazione del comfort furono realizzati nel 1985, mentre il Ristorante ampliato dall’architetto Cirillo nel 1990. Il Villaggio Hotel dei Trulli si inserisce nel contesto della cultura architettonica del primo dopoguerra, soprattutto di scuola romana e più in generale della cultura progettuale contemporanea, inquadrata nel suo contesto sociale, nella voglia di riscatto di piccole comunità attraverso il turismo, nei rapporti costruttivi e consolidati tra Amministrazioni comunali e Amministrazioni statali nell’impegno reciproco di promuovere uno sviluppo del territorio compatibile con la sua espressione identitaria che ha accompagnato tutto il XX secolo.