La denominazione Casa D’Amore è legata alla notizia dello storico Domenico Morea che alla fine dell’Ottocento attribuì la proprietà a tale famiglia. Recenti studi archivistici dimostrano che l’immobile era del sacerdote Vito Antonio Sgobba, noto come il Canonico, figlio di Giovanni Antonio e Maria Lippolis.
Il piccolo edificio ha due livelli con tetto a doppia falda ricoperto da chiancarelle: l’ingresso si trova a piano terra mentre una scala esterna conduce al piano superiore.
Secondo la tradizione è il primo edificio che segna una tappa fondamentale nell’evoluzione architettonico-urbanistica di Alberobello perché fu costruito a cotto, cioè con l’uso della calce: rappresenta quindi il primo edificio costruito con tipologie tecniche e formali differenti da quelle imposte dal conte di Conversano dopo l’intervento del re Ferdinando IV di Borbone, come attesta l’epigrafe EX AUCTORITATE REGIA HOC PRIMUM ERECTUM A.D. 1797, ubicata sulla parte più alta della facciata.
Casa d’Amore, riconosciuta come Monumento Nazionale con Decreto del Ministro Segretario di Stato per l’Educazione Nazionale del 15 gennaio 1930 ai sensi della Legge n. 778 dell’11 giugno 1922, è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1996.



